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31/10/2001

A volte si perde un po' il contatto con la realtà e si finisce per parlare di cose inutili. Non che i risultati dei campionati minori non siano interessanti, anzi è sempre un piacere, ma basta poco e si trova qualcosa di più coinvolgente. Non vi scervellate troppo, cercherò d'essere meno enigmatico. Nel non far niente quotidiano, mi sono soffermato su un articolo uscito sui vostri quotidiani in settimana. Per una volta non avevo toccato quel maledetto bicchiere, ma vi giuro che leggendo avevo la stessa impressione d'annebbiamento e precarietà che ti dà la sbornia.
Il presidente dell'Iride Volley Villa d'Oro, il signor Vanni Reghizzi, è entrato ufficialmente nel gotha della pallavolo modenese. È diventato socio di Vandelli, proprietario del 10% di Casa Modena. Fantastico. Meraviglioso. A dir poco esilarante. Sì, tutto questo mi fa sorridere e riflettere. A maggio Reghizzi si compra ai saldi di fine stagione il titolo e la squadra che poi trasformerà, con l'aiuto di un esperto pallavolista come Bevilacqua, nell'Invincibile Armata che tremare il mondo fa. A dire il vero qua non trema niente, due sconfitte e una vittoria sono sì e no un refolo di vento, l'espertissimo Bevilacqua, poi, si è rivelato ben altro al primo colpo di mercato (non c'è bisogno che scenda in particolari, basta un nome: La Torre) ma questa è un'altra storia.
Quello che importa è che il nuovo presidente entra a pieno titolo nel mondo della pallavolo da protagonista. Vuole andare in A2 e non lo nasconde di certo. Ma che ti combina dopo un mese di campionato? Decide di fare il salto di qualità: A1. Socio al 10% del presidente Vandelli nella squadra principale di Modena. E l'Iride? Dovrebbe rimanere così com'è. Assicurato. Si prosegue verso la vittoria finale. Speriamo. Perché rimarrei veramente deluso se, ancora una volta, la pallavolo facesse la figura della puttana. Scusate la crudezza del termine, ma rende l'idea. Quella figura dovuta allo sfruttamento, uno scherzo che spesso i soldi e l'ambizione fanno.
Con questo, non voglio dire che Reghizzi abbandonerà il progetto Iride se questo dovesse fallire al primo tentativo, ma non posso fare a meno di preoccuparmi per la vivacità dimostrata da quest'uomo. Ma forse mi sbaglio. Reghizzi è un vero amante della pallavolo: ha comprato il titolo Villa d'Oro per riportarlo in auge e ora entra in Casa Modena per evitare che sprofondi. In questo caso, altro che 10%, Reghizzi si butti! Aspetterò con ansia novità in merito.
Ah questi Presidenti, questi Ds. Mi fanno impazzire.
Sono cariche che rimangano fittizie, nascoste, poco importanti, fino a quando non si guarda al nazionale. In serie B il Presidente assume quell'aria da condottiero, personaggio da copertina, un misto tra direttore di banca e ultrà (vedi il presidente di Casinalbo che a volte tra il pubblico perde il suo immancabile stile). Caso a parte sembra quello di Malavasi che continua ad infrangere le regole del sistema. Si nasconde dietro un'aria semplice, innocua, non fa sfoggio della propria carica. Insomma, tutto e il contrario di tutto, ma quando meno te lo aspetti...
Quello che più mi attrae, però, è la nascita spontanea (riconducibile a quella naturale di funghi e muffe) di quella specie definita Ds. Ci sono vari esemplari: quelli pericolosi per la pallavolo (Bevilacqua); quelli pericolosi per se stessi e chi gli sta vicino (Baratella); quelli fotogenici, nati per fare odiens (Recine e più in generale quelli che nascono nell'ambiente della serie A); i mimetici (Mantovani o i meno conosciuti dirigenti di Anderlini e Stadium) e altri ancora. Tutti, comunque, accomunati dalla peculiarità di un'inutilità più unica che rara. Un'inutilità che spesso li porta a gesti disperati, gli ultimi colpi per cercare quella necessità tanto agognata. E qui arrivano immancabilmente i danni. Ma credo che dovremmo farcene una ragione, ci sono sempre stati e ci saranno sempre, l'unica speranza è che questa inspiegabile tendenza a sceglierli pallavolisticamente incompetenti, prima o poi, abbia termine.
Saluti...Luther Blisset.

email: lutherblisset3@hotmail.com


(Traduzione a cura di Antonella Castellazzi)